Il 53% delle dichiarazioni ambientali analizzate dalla Commissione Europea è risultato vago, fuorviante o falso. Dal 27 settembre 2026, con il D.Lgs. 30/2026, quelle parole — «eco», «sostenibile», «carbon neutral» — possono trasformarsi in sanzioni fino a 10 milioni di euro. Partecipa al talk per capire se sei esposto — e per accedere in anteprima al corso completo in promo lancio.
Per anni la comunicazione ambientale è stata terra di nessuno: parole positive, nessun obbligo di prova. Quel tempo è finito. La Direttiva UE 2024/825, recepita in Italia con il D.Lgs. 30/2026, rovescia l'onere: ogni claim ambientale deve essere quantificato, documentato e verificabile.
delle asserzioni ambientali nei messaggi pubblicitari in UE fornisce informazioni vaghe, fuorvianti o false. È il dato che ha generato la norma.
la sanzione massima AGCM per le infrazioni particolarmente gravi o recidive — fino al 4% del fatturato annuo per le infrazioni diffuse a livello UE.
la data da cui il D.Lgs. 30/2026 è pienamente applicabile. Ogni sito, etichetta, post e catalogo pubblicato dovrà essere conforme.
I rischi non si concentrano in un unico punto dell'organizzazione: sono diffusi e trasversali. Ogni canale in cui veicoli messaggi ambientali è un potenziale punto di vulnerabilità legale e reputazionale — e l'AGCM può intervenire d'ufficio o su semplice segnalazione di un consumatore o di un concorrente.
Le pagine «sostenibilità», i filtri «prodotti green» degli e-commerce, le sezioni valori: tutto rientra nel perimetro della norma.
Loghi, foglioline, diciture «eco» sulla confezione. Le etichette di sostenibilità autoprodotte dal marketing sono ora espressamente vietate.
Post, hashtag e campagne: ogni contenuto pubblico è una claim. E resta online, archiviato, pronto a essere contestato.
Promozioni, spot, brochure: le claim vaghe («rispettoso dell'ambiente», «naturale») senza prova quantificata sono la prima area di enforcement.
Bilanci di sostenibilità, pitch per investitori, impegni «net zero» senza piano verificato: anche le promesse future ora richiedono prove.
I cataloghi pubblicati online e accessibili al pubblico rientrano nel perimetro. Anche le PMI che esportano verso consumatori UE devono adeguarsi.
L'AGCM ha già sanzionato compagnie aeree per voli «green» basati su offset, brand di fast fashion per comunicazioni di circolarità generiche, produttori automotive per claim di sostenibilità non documentati. E lo faceva prima ancora del nuovo decreto. Ora gli strumenti sono molto più affilati.
Sanzioni pecuniarie AGCM. Da € 5.000 a € 5 milioni per pratiche scorrette; fino al 4% del fatturato per infrazioni diffuse a livello UE; fino a € 10 milioni nei casi gravi o di recidiva.
Poteri inibitori. Inibizione immediata della pratica, sospensione cautelare, ordine di rimozione dei contenuti digitali — anche imposto direttamente ai provider — e pubblicazione del provvedimento a spese dell'impresa.
Responsabilità penali e dell'ente. Nei casi di dolo: truffa (art. 640 c.p.) e frode in commercio (art. 515 c.p.). Per l'ente, responsabilità ex D.Lgs. 231/2001 con sanzioni fino a € 1,5 milioni e misure interdittive.
Danno reputazionale. Spesso superiore alla sanzione stessa: un singolo errore comunicativo può compromettere anni di credibilità costruita con clienti, investitori e partner.
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Dalla lettura del D.Lgs. 30/2026 alla costruzione di un Claim File difendibile: il percorso operativo per comunicare la sostenibilità senza rischi legali o reputazionali, con casi reali, checklist e strumenti pronti all'uso.
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